GUERNICA

“L’arte non è l’applicazione di un canone di bellezza ma ciò che l’istinto e il cervello elabora dietro ogni canone. Quando si ama una donna non si comincia sicuramente a misurarle gli arti.
Pablo Picasso, Guernica, 1937

BEAN SURFBOARDS



  • Walter shepa tavole dal 1980. Fa parte della prima generazione di shapers italiani. I suoi racconti dei "bei tempi andati" mi tengono nella sua factory per interi pomeriggi. Devo dire la verita vorrei essere più vecchio ma aver vissuto quei periodi. Le tavole si facevano in italia, c'era l'arte di arrangiarsi, di recuperare materiali in tutti i modi. Si sentivano i racconti dei primi viaggi di surf all'estero, era un'italia diversa, si viveva bene.Era un "Mondo nuovo" inesplorato, collaborare con Walter mi fa sentire un pò parte di quel mondo. La sua esperienza, in questi anni di amicizia, mi ha dato l'occasione di avvicinarmi al mondo dello shape con semplicità e tranquillità. Creare una tavola da surf è una soddisfazione unica, implica contemporaneamente tanti fattori, le lavorazioni possono essere molteplici a seconda dei materiali utilizzati. Molto più difficile di quello che si pensi. Per dedicarsi all'hand made ora, ci vuole davvero tanta passione. Penso agli shapers italiani che conosco personalmente o attraverso il web. Tutte persone che partono da un sogno, alimentate da un bambinesco entusiasmo. Questa è l'aria che respiro in questo momento. Una voglia di collaborazione che sicuramente fa bene allo spirito dello shaping italiano, staremo a vedere ........intanto approfitto delle belle giornate di sole ...............
  • foto HEIGO

SINFONIA DI COLORI

Foam Dust Diaries: The Guild II from Foam Dust Diaries on Vimeo.

Il resin tint ha sempre il suo fascino.....

COSMIC VIBE

Quando ho conosciuto Max la prima sensazione che mi ha trasmesso è stata quella di una persona appassionata ,con un gusto stilistico molto ricercato.Con questi presupposti non e stato difficile entrare in sintonia e collaborare insieme. Molto tempo fa durante un viaggio surfistico nei paesi baschi in acqua avevo conosciuto un gruppo di spagnoli e uno di loro usava un long che sembrava venire da un'altra epoca. Data la mia passione per i long classici D fin, una volta in spiaggia, approfondii la situazione e con estrema gioia lessi bello nitido su una cornice triangolare HARBOUR !! pensai è finta è tarocca anche perchè il colore era un blu notte, sembrava colorata con la pennellessa! Eppure lui, che ne sapeva meno di me, mi disse che suo fratello l'aveva comprata in francia e che gliela aveva lasciata visto che aveva trovato lavoro alle Canarie. Il fatto sta che a me l'outline piaceva proprio e magari un giorno ne avrei ricavato qualcosa. Alla fine prendo un pennarello, compro un giornale locale e mi traccio la dima di un lato, abbastanza rustico ma per la situazione diciamo che andava bene.
Raccontando questa storia a Max è nata subito la voglia di creare qualcosa insieme. Io avrei provveduto alla pinna in legno e alla grafica, il buon kipu avrebbe provveduto a rendere un pò più attuale lo shapes e cercato la giusta resinatura.
Il primo punto da affrontare era quello di creare un nuovo logho per Max. Una cosa semplice, che stesse bene sulle sue tavole molto lavorate e pigmentate. Dopo un pò di prove ci siamo! Una cornice morbida abbastanza classica e dentro un font disegnato da me apposta per la passione di kipu, le righe.Durante la ricerca del logho mi ci scappa pure un disegno
Cosmic Vibe un segnale dall'universo. Stiamo o non stiamo a mollo nell'universo? forse tutti i giorni ci arrivano segnali, delle vibrazioni ,forse il surf è un mezzo per "sintonizzarsi", quando vedo surfare certa gente non posso credere che non siano in contatto con un 'armonia ultra terrena.....vabbè! fine del momento mistico qui c'è un lavoro da finire!. Adesso che avevamo il logho dovevamo decidere la pinna.
La tradizione vorrebbe una bella D fin, ma forse qualcosina di più dinamico, viste le modifiche dello shape, non sarebbe male. E infatti Max mi tira fuori la bella dima di un Pivot e con gli occhi infervorati mi dice "Con questa ci fai tutto!". Aggiudicato!! Carta e penna e mi "frego" l'outline. Tornato a casa mi metto subito al lavoro, una rapida occhiata a tutti i miei legnetti un pò di colla, morsetti e mettiamo tutto a riposare, tra un paio di giorni si taglia e si shepa. Il giorno dopo, visto che mi avanzava un pò di legno, ci faccio scappare altre due pinne, sempre meglio abbondare non si sa mai!
Il tempo passa lento, impegni lavorativi, famiglia ecc... Con Max riusciamo a vederci dopo un paio di settimane. Direttamente alla Kipu factory c'è un bel pane di clark che aspetta solo di essere "dimato". Porto la macchina fotografica!? digitale o pellicola? tutte e due poi si vedrà. Si parte direzione Viterbo, strada libera, bella giornata, perfetto! un'oretta più che abbondante e siamo nella sala giochi dello shaper. Tiro fuori la dima del long e per tutta risposta Max accende la luce della sua shaperoom, si parte.
Approfitto e mi metto a fare un pò di foto CLICK!, curioseggio qua e la CLICK!, mentre Max, molto pazzientemente, mi spiega come vuole impostare la tavola CLICK!, alla fine mi ritrovo un bel foam presagomato davanti agli occhi, stupendo nel suo candore CLICK!.
Purtoppo il tempo è quello che è e gli impegni familiari chiamano, così rifacciamo i ferri e tutti a casa. Ora il grosso tocca a Max.....continua

UN GIOCO DA RAGAZZI

Devon Howard-X-Tyler Hatzikian from The Wave Journal on Vimeo.
E già!... è proprio un gioco da ragazzi quando si parla di Devon Howard e Tyler Hatzikian. Una collaborazione che non può che far piacere agli amanti del buon surf.
Il modello che scivola elegantemente sotto i piedi di Devon Howard è un 9'6'' "Old man" shapato direttamente da Tyler seguendo il design australiano, periodo 66/67. Fonte di ispirazione principale per sviluppare lo shape è stato il surf movie di Paul Witzing "HOT GENERATION". Un classico dei classici con un cast da sogno che comprendeva Farrelly Midget, Nat Young, Peter Drouyn, Bob McTavish, Ted Spencer e gli sfortunati Bobby Brown e Kevin Brennan. La scelta della pinna è ricaduta su una Greenough 10' Flex in tessuto Volan creata da Larry Allison. Il modello è ancora in via di collaudo ma se devo dire la verità a me andrebbe bene anche così...a presto!

ANCORA UN SECONDO............

E' permesso!?.... attimo di riflessione....acqua a metà caviglia e sguardo concentrato a cercare il picco migliore. Lo srotolarsi delle onde crea una sensazione di libertà che pervade la tua mente e in un'attimo la vita di tutti i giorni rimane sul bagnasciuga...momento zen? può darsi...ma alla fine ,come al solito, quel che conta veramente è esserci.
by Iomal

CIGAR BOARDS

Partiamo dall'inizio...o quasi....
Thomas Edward Blake nasce a Milwaukee l'8 marzo del 1902. Purtroppo la sua infanzia è segnata da una grave perdita. La madre Blanche Wooliver muore prematuramente a causa della tubercolosi. Questo spingerà il padre di Tomas ad accettare vari lavori sino a spostarsi in California. Tom si adatta con facilità alla vita "Da spiaggia" della California. A vent'anni è già diventato un vegetariano e un pioniere dell'igenismo alimentare, nonchè un waterman "naturale". Questa sua predisposizione lo portò a diventare un campione di nuoto e a gareggiare con leggende come DUKE KAHANAMOKU. IL suo lavoro di bagnino lo tenne sempre a contatto con l'oceano e lo fece avvicinare distrattamente al Surf. La vera svolta avvenne quando Blake decise di recarsi alle HAWAII, lì potè veramente assaporare la realtà del surf, forte anche dell'amicizia con KAHANAMOKU. Durante una visita al Bishop museum, il museo di storia hawaiiana, rimase colpito da delle antiche tavole da surf lasciate in stato di abbandono. Vista l'occasione si propose come restauratore, e intanto ne approfittò per costruirsi delle repliche.

All'epoca le tavole da surf erano ricavate da pesantissime palanche di sequoia. Non è difficile immaginare la difficolta di utilizzo di queste tavole prive addirittura delle pinne. E' in questo momento che l'ingegno di Blake si mise in moto. Nel 1926 provò a costruire la sua prima tavola vuota utilizzando una palanca di sequoia nella quale praticò centinaia di fori per alleggerire la struttura, ricoprendo il deck ed il bottom con un foglio di impiallacciatura. Il problema principale era ottenere una tavola leggera ma robusta. Il passo successivo fu quello di creare delle vere e proprie camere vuote all'interno della tavola, che gli portarono via un bel pò di anni di sperimentazione. I risultati di tanta ricerca produssero dei lavori straordinari. Blake riprese gli antichi OLO con le sue nuove tecniche di costruzione. I vantaggi erano non pochi, una tavola leggera dava più possibilità di trasporto e di sicuro una galleggiabilità maggiore con una partenza più facile e meno faticosa.
La più caratteristica delle tavole create da Blake rimane comunque la così detta "CIGAR BOARDS", che nasce da una fusione tra una dima di antica tavola delle isole e una shell da corsa inglese. Il nome così caratteristico gli venne affibbiato da un giornalista che aveva visto nello shape della tavola una forma simile ad un sigaro gigante. Le ricerche di Blond Tom Blake non si fermarono certo qui.


Egli continuo per la sua strada fino ad arrivare alla creazione di un rudimentale windsurf. Ma una delle più importanti intuizioni fu quella della "Surfboard skeg" o più semplicemente della "Pinna", passo epocale nell'utilizzo delle tavole da surf. L'applicazione di una pinna, risolse notevoli problematiche legate alla manovrabilità, su tutte lo spinout, sopratutto sulle sezioni più ripide dell'onda dove si crea più velocità. I brevetti di Blake diventarono popolarissimi e catapultarono il surf in una nuova era. Da sempre l'uomo sperimenta e si evolve in svariati campi, nell'evoluzione del surf Tom Blake ha un ruolo "neandertaliano" introducendo la ricerca di nuovi materiali e nuove tecniche di costruzione. Un'eredita che tutt'ora si fa sentire e addirittura torna in auge come in certe parti dell'Australia e California. Che dire di più?! ......sperimentate gente ...sperimentate, magari proprio in un bel garage, da dove molti sono partiti.  by Iomal

THE TRASHMEN -Surfin'bird-


The Trashmen sono stati un gruppo rock and roll che si è formato a Minneapolis nel Minnesota, nel 1962. I componenti del gruppo erano Tony Andreason alla chitarra principale, Dan Winslow alla chitarra e come vocalist, Steve Wahrer alla batteria e come vocalist, e Bob Reed al basso. Il gruppo suonò surf rock con molti elementi del garage rock.

L'unica loro hit degna di nota fu nel 1963 Surfin' Bird, che raggiunse la 4ª posizione sulle Billboard charts verso fine anno. L'album della canzone Surfin' Bird non ebbe successo. La canzone comunque è stata usata in diversi film, celebre la scena di Full Metal Jacket, ed è generalmente conosciuta come tormentone.

Il gruppo si è sciolto nel 1967. Si riunirono negli anni ottanta ed hanno suonato fino alla morte di Steve Wahrer nel 1989.

DUKE KAHANAMOKU "L'ambasciatore dell'aloha spirits"

DUKE PAOA KAHANAMOKU nasce ad Halehakala il 24 agosto del 1890 nell'isola di Maui. In quanto primogenito gli fù dato il nome del padre, che a sua volta ricevette il nome in onore della visita alle hawaii del duca di Edimburgo nel 1869. Infatti il termine duke significa duca. La splendida spiaggia di Waikiki darà al giovane Duke la possibilità di scoprire le sue innate capacità atletiche e come per tutti i bambini hawaiiani, la passione per l'oceano diventa irrefrenabile. Finita la scuola passa le sue giornate a nuotare e di li a poco inizierà anche a surfare con la sua PAPA NUI, una 16 piedi interamente in legno di KOA molto pesante. Ma sarà il suo grande talento di nuotatore a sdoganarlo agli occhi del mondo. Nel 1911 nella baia di Honolulu, partecipando ad una gara, batte tutti i record e il suo ingresso nella nazionale statunitense di nuoto è quasi scontato. Vince l'oro a Stoccolma nel 1912 ripetendosi ad Anversa nel 1920. Ormai è una star.
Prima e dopo il ritiro dalle competizioni Kahanamoku compirà parecchi viaggi dimostrativi soprattutto in America e in Australia, è facile capire come le sue dimostrazioni, che comprendevano esibizioni sul surf, contibuirono fortemente alla diffusione di questa disciplina. Durante le sue visite in California venne scelto anche per interpretare vari film per Hollywood diventando ancor più popolare, e con lui anche il surf. Nonostante la sua fama, la grandezza di questo"BIG KAUNA" e stata propio la capacità di interpretare in pieno la spiritualità profonda delle tradizioni Hawaiiane. Visse sempre a pieno l'ALOHA SPIRITS che incarna gentilezza, unità, armonia ed umiltà. Una vita semplice in perfetto equilibrio tra le onde dell'oceano ed un mondo giusto, come insegnavano i padri Hawaiiani.
Sviluppò una forte coscienza ecologista e di condanna verso ogni forma di inquinamento, mettendosi al servizio della sua comunità lavorando come sceriffo per la contea di Honolulu dove morì nel gennaio del 1968 abbracciato da una massiccia partecipazione di tutti i Waikiki beach .
Oggi il nome di Duke Kahanamoku rappresenta tutto quello che di buono c'è nel mondo del surf, dove la vita del surfista non finisce sul bagnasciuga, ma bensì trova la sua completezza nella ricerca idividuale. La natura, gli amici, l'amore dei nostri cari, ogni giorno ci riempiono la vita, capire questo ci fa essere campioni dentro e fuori dall'acqua, anche se in realtà riusciamo a prendere a malapena qualche onda........ ciao
by Iomal

Al Knost x Malibu from RVCA on Vimeo.
Alex Knost non ha bisogno di presentazioni...ultimamente sta tirando fuori dei nuovi modelli shapati direttanenta da lui .Quale posto migliore se non la spiaggia di Malibù per testare le sue creazioni....
by Iomal